

Questo trend di prelievo indiscriminato in rapida crescita anche nei nostri mari dei cetrioli di mare, potrebbe costituire un serio danno per gli ecosistemi marini e un rischio non troppo remoto per la sopravvivenza degli stock naturali presenti nel Mediterraneo. Attualmente, lo sfruttamento della pesca dei cetrioli di mare è sottoposto a tutela nelle acque delle aree marine protette. Nelle acque non sottoposte a particolare tutela, le norme, come segnalato dal Corpo Forestale permettono un prelievo fino a 5 kg. Dal 2009 l'Oloturia rientra tra le specie protette, pertanto ne è vietato il prelievo: il nuovo Regolamento (CE) N. 407/2009 della Commissione Europea del 14 maggio 2009 che modifica il regolamento (CE) n. 338/97 del Consiglio, relativo alla protezione di specie della flora e della fauna selvatiche, ha inserito nuove specie protette tra le quali la Holothuria volgarmente: "oloturia" o "cetriolo di mare. Nell'allegato D, L 123 pag. 43, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell' Unione europea del 19 maggio 2009, questo regolamento specifica l'aggiunta delle Holothuria nelle specie selezionate dalla CITES alla pari di tutti gli animali in via d'estinzione ed riportato anche nell’ultimo aggiornamento del Regolamento (CE) n. 1320 del 2014.
Questa pressione di pesca incontrollata preoccupa non poco anche molte associazioni ambientaliste per i danni incalcolabili e per i gravi squilibri che potrebbe procurare alla biodiversità marina, considerato il ruolo che giocano questi animali nell’ecosistema marino. A tal punto da temerne il rischio di estinzione, il circolo di Legambiente Manduria (TA) ha richiesto a dicembre scorso, misure urgenti a tutela delle Oloturie, inviando una comunicazione al Ministero dell’Ambiente, all’Assessore Regionale all’Ambiente e alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto. I cetrioli di mare sono fondamentali per la loro funzione eco-sistemica, per l’opera di riciclo dei nutrienti e di pulizia dei fondali utili alla sopravvivenza dei coralli e delle praterie di Posidonia oceanica nei nostri mari. Infatti, sono organismi microfagi e detritivori, che si nutrono di materia organica morta e scartata; rivestono perciò la funzione di “spazzini del mare”, una sorta di “aspirapolvere” che contribuisce appunto a preservare i delicati equilibri degli ecosistemi marini e la biodiversità marina. Senza i cetrioli di mare, non potrebbe esserci buona parte del riciclo dei nutrienti.
Non solo problematiche di tipo ambientale e danni agli ecosistemi marini, il consumo di oloturie preoccupa anche per questioni legate alla sicurezza alimentare. Essendo appunto un organismo filtratore al pari di molluschi bivalvi, come le cozze, etc. deve essere pescato in zone di mare non inquinate per la sua capacità di concentrare virus, batteri, biotossine algali, metalli pesanti etc. Dal punto di vista sanitario, della sicurezza alimentare e della tracciabilità è importante sapere che le oloturie si deteriorano abbastanza velocemente fuori dall’acqua e necessitano di particolari accorgimenti per preservare le qualità organolettiche e la freschezza delle carni. Le principali problematiche igienico-sanitarie sono legate alle attività non autorizzate, finalizzate alla trasformazione delle oloturie a scopo alimentare. La trasformazione, commercializzazione e somministrazione degli alimenti deve avvenire rispettando le norme igienico-sanitarie a tutela del consumatore. E’ evidente che in questo caso, la pesca e lavorazione abusiva in laboratori spesso clandestini dei cetrioli di mare, che venga fatta anche in violazione delle normative igienico-sanitarie di settore e si accompagna a scarsa igiene nella manipolazione degli alimenti e a scarsa preparazione degli operatori con gravi ripercussioni per la salute dei consumatori. Questa fortissima domanda di cetrioli di mare a scopo commestibile, che pone problemi legati ad un sovra sfruttamento della risorsa con gravi implicazioni sia tipo ambientale che igienico-sanitario, richiede l’adozione di misure adatte a contrastare questo fenomeno e va tenuta in debita considerazione.
Elvira Tarsitano
Biologa, Esperta in Sicurezza alimentare
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